Stupro undicenne a Mestre: condannato a 14 anni violentatore seriale
Un uomo di 45 anni è stato condannato a 14 anni di reclusione per aver violentato una bambina di 11 anni a Mestre. La sentenza del GUP di Venezia ha riconosciuto la gravità del reato e i numerosi precedenti dell'imputato, un violentatore seriale.
Violenza sessuale aggravata: la sentenza del GUP di Venezia
Un uomo italiano di 45 anni è stato condannato a 14 anni di reclusione per aver violentato una bambina di 11 anni a Mestre. La sentenza è stata emessa ieri dal GUP di Venezia, concludendo un processo con rito abbreviato per i fatti avvenuti nell'aprile dello scorso anno. La decisione del tribunale veneziano segna un punto fermo in una vicenda di grave violenza che ha scosso la comunità locale.
L'episodio di violenza si è consumato nel pomeriggio del 10 aprile 2023, quando la giovane vittima stava rientrando a casa. L'uomo l'aveva seguita dopo averla vista uscire da una palestra situata a poche centinaia di metri dalla sua abitazione a Mestre, dimostrando una premeditazione nell'azione.
Arrivata alla porta di casa, l'undicenne è stata sorpresa e spinta all'interno dell'appartamento. L'aggressore l'ha minacciata di morte se avesse osato gridare o chiedere aiuto. Minuti di terrore che hanno segnato profondamente la bambina e la sua famiglia.
Quei momenti di orrore si sono interrotti solo grazie allo squillo del campanello. Una madre di un'amica della bambina, con cui la vittima era al telefono al momento dell'aggressione, si era allarmata per il silenzio improvviso. La sua tempestiva chiamata ha costretto l'aggressore a fuggire precipitosamente dalla scena del crimine.
Durante la fuga, l'uomo ha perso il portafoglio, contenente i suoi documenti personali. Questo dettaglio cruciale ha permesso alle forze dell'ordine di identificarlo rapidamente. Poche ore dopo, un carabiniere lo ha individuato mentre vagava nella zona della stazione di Mestre, portando al suo immediato arresto.
Il giudice per l'udienza preliminare di Venezia, Benedetta Vitolo, ha accolto quasi integralmente la richiesta del pubblico ministero Anna Andreatta. Oltre alla pesante pena detentiva, l'imputato è stato condannato a risarcire le vittime con una provvisionale di 100 mila euro, in attesa della quantificazione definitiva dei danni in sede civile.
Di questa somma, 50 mila euro sono destinati direttamente alla ragazzina, a titolo di risarcimento per il trauma subito. I restanti 25 mila euro andranno a ciascuno dei due genitori, riconoscendo il loro dolore e le ripercussioni psicologiche dell'evento. Questa decisione sottolinea la gravità del danno inflitto.
La sentenza prevede anche una misura di sicurezza di due anni che scatterà dopo l'espiazione della pena. Questa misura gli impedirà di avvicinarsi a luoghi frequentati da minori o di svolgere qualsiasi attività lavorativa che lo metta a contatto con loro, una precauzione necessaria data la natura dei reati commessi.
I reati contestati all'uomo includevano violenza sessuale aggravata, a causa dell'età della vittima (sotto i 14 anni) e della sua minorata difesa. A questi si aggiungevano violazione di domicilio, violenza privata e minacce, un quadro accusatorio complesso che ha portato a una condanna severa.
Il giudice ha calcolato una pena base di 9 anni per la violenza sessuale. A questa sono stati aggiunti sei anni per la "recidiva reiterata specifica", data la sua storia criminale, e altri sei anni per la continuazione con gli altri reati contestati. Il totale di 21 anni è stato poi ridotto a 14 anni grazie all'applicazione del rito abbreviato, che prevede uno sconto di un terzo della pena.
L'uomo si è rivelato essere un violentatore seriale, con un modus operandi spesso simile, caratterizzato dall'aggressione sulla porta di casa. La sua storia criminale risale a diversi anni fa, evidenziando un percorso di devianza persistente e pericoloso per la collettività.
Già nel 2002, all'età di 21 anni, aveva tentato di violentare una donna di 33 anni a Cavalese, in provincia di Trento, minacciandola con un coltello. Per questo crimine, aveva scontato una condanna di 4 anni e mezzo nel carcere Due Palazzi di Padova.
Una volta tornato in libertà, la sua condotta criminale non si è interrotta. Nel giro di poche settimane, aveva aggredito una studentessa veronese di 21 anni e una donna di nazionalità americana. Per questi episodi, era stato nuovamente condannato a 8 anni e tre mesi di reclusione.
La gravità della sua condotta è ulteriormente evidenziata dal fatto che, pochi giorni prima della violenza commessa a Mestre, l'uomo aveva perpetrato un'altra aggressione, sempre ai danni di una minorenne, questa volta in provincia di Cuneo. Anche per questo episodio, è già in corso l'udienza preliminare, a testimonianza di una pericolosità sociale elevata.
L'imputato ha ammesso i fatti fin da subito, confermando quanto ricostruito anche attraverso l'audizione protetta della giovane vittima, un momento delicato e fondamentale per l'accertamento della verità. Durante una breve dichiarazione spontanea in aula, ha espresso il suo rammarico e la sua difficoltà a controllare gli impulsi.
"Nella mia vita ho sempre sbagliato, anche non volendo", ha dichiarato l'uomo davanti al giudice. "Mi vengono questi impulsi che non riesco a trattenere. Ho chiesto aiuto per evitare di ricadere in fatti simili e sto cercando uno psicanalista", ha aggiunto, cercando di spiegare le sue azioni.
Attualmente detenuto a Gorizia, l'uomo è stato preso in carico dal Centro di salute mentale locale, un passo che potrebbe indicare un tentativo di affrontare le problematiche alla base dei suoi comportamenti. La difesa, rappresentata dall'avvocato Giacomo Michieli, aveva richiesto una perizia psichiatrica, ma la richiesta non è stata accolta dal giudice, in assenza di un percorso terapeutico precedente che potesse giustificarla.
La difesa aveva inoltre contestato l'aggravante della minorata difesa della vittima e la recidiva, sostenendo che i precedenti penali fossero troppo datati per essere considerati rilevanti. Tuttavia, il giudice ha ritenuto valide le aggravanti, considerando la continuità e la gravità dei comportamenti criminali, portando alla condanna esemplare.
Questo caso di Mestre sottolinea l'importanza di un'azione rapida ed efficace delle forze dell'ordine e della giustizia nel contrastare reati così gravi, specialmente quando le vittime sono minori. La condanna a 14 anni per l'uomo di 45 anni, con un passato di violenze seriali, rappresenta un segnale forte contro la violenza sulle donne e sui minori, rafforzando la tutela delle vittime e la sicurezza nelle comunità urbane come Venezia e le sue frazioni.